
Atelier · Italia
Ketubot dipinte a mano, progettate insieme agli sposi.
L'atelier

Ho imparato a dipingere prima di imparare a scrivere. Sono cresciuta tra libri d'arte antica e chiese affrescate, e ho passato anni a studiare la miniatura e la pittura su pergamena.
Ho scoperto le ketubot italiane del Seicento in una biblioteca di Venezia. Bordure botaniche, archi architettonici, foglia oro: erano contratti, ma erano anche opere d'arte. Da lì non ho più smesso.
Oggi dipingo ketubot su commissione, per coppie che vogliono un oggetto che parli di loro. Non lavoro su modelli. Preferisco poche opere all'anno, dedicate una alla volta.
Con la tradizione ho un rapporto affettuoso, non museale. Voglio che una ketubah dipinta oggi possa dialogare con quelle del Seicento senza copiarle: stessa cura, stesso tempo lento, sensibilità nuova.
Con le coppie che mi scrivono cerco un incontro vero. Prima ci parliamo, poi mi racconto e vi ascolto. Solo dopo penso al progetto.
Materiali
Scelti a mano, uno per uno. Ogni materiale ha un tempo, un gesto, una temperatura.

01
Pelli conciate a mano, calde e vive. Assorbono l'inchiostro come facevano nelle ketubot italiane del Seicento.

02
Alternativa contemporanea: carte cotone ad alta grammatura, dai bordi deckle, stabili nel tempo.

03
Pigmenti in pani, spesso miscelati a mano. Colori profondi, mai piatti, che invecchiano con grazia.

04
Oro zecchino applicato foglia per foglia, brunito con agata. Riflette la luce in modo diverso a ogni ora del giorno.

05
Il testo ebraico è scritto a mano con pennino e inchiostro, seguendo la tradizione degli scribi italiani.